Fabrizio Capanna sulle obbligazioni

Volevo evitare di aggiungermi al coro, fin troppo nutrito, dei commentatori alla recente manovra annunciata dal nuovo esecutivo (si, annunciata, perché a renderla effettiva ce ne passa). Alcune mosse sono assolutamente incomprensibili, come richiedere un contributo di solidarietà a pensionati che percepiscono 2.500 euro lordi al mese dopo una vita di lavoro e che, in alcuni casi, supportano l’esercito dei giovani disoccupati, loro figli e nipoti..

Ma almeno su un punto volevo intervenire, anche perché ne avevo parlato proprio di recente in un mio intervento. Si parla, chiaramente, della tassazione degli investimenti finanziari sui quali, con la bizzarra esclusione dei titoli di Stato, che nulla sono se non obbligazioni, la tassazione dovrebbe salire (salvo ripensamenti ed ostacoli parlamentari vari) sino al 26%, in maniera lineare.

Su queste stesse pagine io avevo di recente riproposto il sistema inglese, che prevede una tassazione ad aliquota marginale accoppiato ad un generalizzato sistema di esenzioni, che mi sembrava ben più equo e produttivo.. ma hanno prevalso, una volta di più, gli istinti demagogici e semplificatori che vedono in ogni approfondimento un pericoloso tecnicismo. Tra l’altro, non si riteneva che le imprese dovessero avvicinarsi al mercato emettendo obbligazioni e reperendo canali alternativi di finanziamento al circuito bancario? Dubito che ciò possa avvenire, non solo per l’oggettiva penalizzazione fiscale, ma anche per la continua mutevolezza del quadro normativo e fiscale stesso, forte deterrente a qualunque investimento.

Non una grande partenza, temo.