Borsa

“Nuove opportunità per le piccole e medie imprese italiane: il METIM”

da Mondo Macchina, Settembre/Ottobre 1995, numero 5

Il sistema imprenditoriale italiano è notoriamente caratterizzato dalla dinamica presenza di un gran numero di imprese di piccole e medie dimensioni, storicamente detenute da imprenditori individuali o da singoli gruppi familiari. Non è infrequente che tali imprese, per quanto economicamente ben gestite e commercialmente aggressive, trovino limiti alla crescita dimensionale ed al pieno di spiegarsi delle loro potenzialità in una struttura finanziaria limitata e basata, sostanzialmente, sull’apporto di capitale di rischio dell’imprenditore e sul credito bancario a breve termine.

Nei paesi finanziariamente più evoluti, quali quelli anglosassoni, lo sviluppo delle imprese di non grandi dimensioni avviene attraverso l’attività di venture capital, quella dei fondi chiusi di investimento mobiliare, quella della merchant bank e, infine, tramite l’approdo delle aziende in borsa, fisiologica conclusione di un felice ciclo di crescita aziendale.

Nel nostro paese, purtroppo, l’accesso in Borsa è stato fin ad oggi di fatto impedito alle realtà di medie e piccoli dimensioni, a causa degli alti costi di quotazioni presso i mercati maggiori ed all’assenza di un mercato specifico per i titoli delle PMI: oggi, con l’istituzione del METIM (mercato telematico delle imprese) è invece possibile anche per tale tipologie di aziende entrare a pieno titolo nel mercato dei capitali.

I vantaggi di operazioni di questo tipo per gli imprenditori sono evidenti e possono essere così riassunti: a) possibilità di smobilizzare parte dell’investimento effettuato nella propria azienda senza perderne il controllo; b) reperire nuovo capitale per progetti di crescita ed investimento della propria impresa; c) successive migliori condizioni nel reperimento di capitale di debito dalle banche in seguito alla quotazione; d) ritorni di immagine e commerciali.
A prescindere dalle considerazioni sopra esposte, lo stimolo maggiore alla quotazione potrebbe essere fornito dall’abbattimento dell’aliquota IRPEG per 3 anni (dal 1995 dal 1997) per le aziende neo quotate in Borsa, così come previsto dal DL Tremonti del 1994.

In sostanza, quindi, gli esigui costi di quotazione su nuovo mercato potrebbero essere già recuperati fiscalmente già dal primo anno, per poi generare, negli anni successivi, oltre ai vantaggi generali già citati, anche degli ulteriori risparmi fiscali.

I requisiti per entrare sul nuovo mercato (patrimonio minimo 2,5 miliardi, flottante del 15% del patrimonio distribuito tra almeno 100 azionisti, ultimo bilancio certificato ed inutile) dovrebbero poter consentire l’approccio al mercato in parola ad almeno 2000 imprese italiane.