Fabrizio Capanna lettera assiom febbario 2004

Il Sistema Bancario  Spagnolo ed il Mercato dei Capitali

di Fabrizio Capanna e Monserrat Caellas  – Lettera ASSIOM Febbraio 2004 Numero 10

Dopo l’articolo sul sistema bancario portoghese, in questo numero della rivista intendiamo occuparci di quello spagnolo, maggiormente diversificato e di dimensioni sensibilmente superiori. In particolare, dopo una preliminare descrizione del sistema, si approfondiranno alcuni temi relativi all’attività delle banche spagnole come prenditori di fondi sul mercato internazionale dei capitali, con particolare riferimento alla realtà delle Casse di Risparmio che, negli ultimi due anni circa, ha rappresentato una novità che ci sembra degna di attenzione.

Cominciamo a dare qualche idea generale e qualche ordine di grandezza; il sistema è composto da tre tipi di istituzioni: le Banche. le Casse di Risparmio e le Banche di Credito Cooperativo. Le prime due categorie sono ovviamente le principali e sono maggiormente rilevanti ai nostri fini, essendo piuttosto attive sul mercato dei capitali. In termini di totale dell’attico, la distribuzione è la seguente:

Banche 53%
Casse di Risparmio 39%
Altre 8%

In termini di prestiti al settore privato, la partizione risulta lievemente differente, mostrando così il ruolo predominante delle Casse di Risparmio nel comparto del lending sul mercato domestico:

Banche 45%
Casse di Risparmio 44%
Altre 11%

L’importanza delle Casse di Risparmio è evidenziata in maniera ancora più marcata se dall’analisi dei valori dell’attivo si passa a quelli del passivo; nate con una chiara vocazione localistica e con l’obiettivo di servire i bisogni delle famiglie e delle piccole e medie imprese sul territorio di loro competenza, le Casse di Risparmio hanno mantenuto una quota di mercato altissima in termini di depositi, che, in base ai dati più aggiornati, risultano così distribuiti:

Banche 40%
Casse di Risparmio 53%
Altre 7%

Il livello di concentrazione, misurato dalla quota di mercato detenuta dalle 5 maggiori istituzioni (e riferita al totale dell’attivo) mostra un valore in linea con tutti gli altri Paesi Europei, ad eccezione del Portogallo, dove la concentrazione è massima. Prendendo in considerazione sia le Banche che le Casse di Risparmio, si individuano comunque nettamente i due maggiori operatori (Banco Santander e BBVA) mentre già il terzo, la Caixa (Caja Ahorros Barcellona) ha una quota di mercato nettamente inferiore

Quota di mercato per totale dell’attivo

Quota di mercato per totale dell’attivo
Banco Santander 25.0%
BBVA 20.3%
La Caixa 7.7%
Caja Madrid 5.3%
Banco Popular 3.7%
Banco Sabadell 2.1%
Bankinter 1.8%
Bancaja 1.7%
CAM 1.6%

Se però analizziamo separatamente le quote di mercato relative alle banche ed alle Casse di Risparmio, notiamo come la concentrazione risulti ben maggiore tra le banche rispetto a quella verificabile tra le Casse di Risparmio, a testimonianza della vitalità, ricchezza e varietà del sistema delle casse.

Banche

Santander     44%

BBVA              36%

B.Popular       6.5%

Sabadell         3.8%

Bankinter      3.2%

Pastor            1.3%

Atlantico        1.2%

Valencia         0.7%

Zaragozano    0.7%

Guipuzcoano 0.6%

Casse di Risparmio

La Caixa         20.2%

Caja Madrid  13.8%

C.Catalunya   5.8%

Bancaja          5.6%

CAM               4.8%

C.Galicia         4.3%

Ibercaja         3.2%

Unicaja           3.1%

BBK                2.9%

C.Espana        2.5%

 

A far tempo dalla deregolamentazione del sistema. la competizione tra banche e casse di risparmio è cresciuta notevolmente mentre nessun operatore estero è riuscito a guadagnare quote di mercato significative nel settore del retail banking domestico. Alcuni gruppi bancari internazionali sono – al contrario – fuoriusciti dal Paese, come la BNP Paribas, che nel 2000 ha venduto il suo business di retail banking alla Caja Galicia (61 filiali e 300 impiegati), il Credit Lyonnais (che ha abbandonato il mercato nel 1998), il San Paolo (nel 1997) e la Natwest (nel 1996). Le barriere all’entrata si sono mostrate tanto forti che alcuni gruppi hanno optato per l’acquisizione di una banca spagnola, come ha fatto ad esempio la Barclays con il Banco Zaragozano e come stanno cercando di fare Unicredito ed altre banche europee (Fortis, ancora Barclays e CXGD, tra le altre) che, proprio mentre scriviamo, stanno lottando per l’acquisizione del Banco Atlantico.

Se passiamo ora ad analizzare nel dettaglio i volumi di crescita in termini di business mix, nonostante i lusinghieri progressi compiuti nei segmenti del credito al consumo e nel lending alle società industriali, il settore che ha contribuito in maniera maggiore alla crescita degli attivi è stato senza dubbio il credito ipotecario.

Le ragioni sono principalmente tre:

1) la favorevole evoluzione del quadro macroeconomico (con una robusta crescita del PIL ed una sensibilissima riduzione del tasso di disoccupazione);

2) i bassi tassi di interesse (negli ultimi 10 anni, analogamente a quanto avvenuto in Italia, i tassi di interesse sono calati di oltre il 10%);

3) un’alta – e crescente – percentuale di proprietari di case rispetto al resto d’Europa; l’affitto è infatti molto meno diffuso in Spagna rispetto a quanto non avvenga nei Paesi del Nord Europa e l’acquisto di immobili è stato tradizionalmente la forma di investimento prevalente della classe media spagnola. Negli ultimi anni va comunque rilevata la crescita delle quote di risparmio che le famiglie spagnole stanno destinando all’investimento in fondi comuni.

In questo modo, attraverso la concessione di mutui garantiti da ipoteca, le banche, ma soprattutto le Casse di Risparmio, sono riuscite a raggiungere un alto grado di fidelizzazione della propria clientela ed a migliorare, a partire da questa, un differenziata penetrazione di prodotti alternativi, che ha determinato così una costante fonte di profitto in periodi nei quali da un lato il calo dei tassi di interesse ha portato ad una riduzione del margine di interesse e dall’altro la volatilità dei mercati finanziari ha portato ad una correlata riduzione delle entrate derivanti da operazioni finanziarie e da commisisoni su attività in titoli.

Escludendo BBVA e Santander, che hanno una maggiore esposizione internazionale (anche verso il Sudamerica,il che ha determinato una certa volatilità degli spread su questi nomi a fine 2002), la gran parte del rischio delle banche spagnole è concentrato sul settore domestico. le banche hanno di norma una buona distribuzione di sportelli che consente loro un alto livello di cross-selling. Va segnalato come la concentrazione sia maggiore nelle zone più ricche (Madrid, Bilbao, Catalunya e Valencia).

Le banche spagnole usano il loro network per la distribuzione dei propri titoli di debito, anche se la Banca di Spagna ha di recente introdotto una normativa più stringente relativamente al piazzamento presso la cleintela privata di preferred shares, sulle quali si era sviluppato un largo mercato domestico. Il mercato secondario della carta domestica è concentrato su di un sistema di negoziazione nazionale che non raggiunge però la liquidità e ò’efficienza del nostro MOT e sul quale, al contrario di quanto avviene in Italia, la presenza di operatori esteri è minima.

Prescindendo in questa sede dal mercato dei titoli “Covered” (le “Cedulas”, introdotte da non molti anni), che pure hanno rappresentato un’innovazione notevole per il mercato dei capitali spagnoli, vogliamo concentrarci sull’attività delle banche spagnole sui mercato degli eurobond unsecured, senior e subordinati.

Analizzando in primo luogo le emissioni a tasso fisso, si nota come da diversi anni le banche maggiori (Santander, BBVA ed alcune Casse) abbiano piazzato e continuino a piazzare con successo titoli di ogni tipo, con una larga prevalenza delle emissioni subordinate, necessarie, negli anni passati ed ancora oggi, a riequilibrare la base di capitale in relazione al rapido incremento del totale dell’attivo delle banche stesse.

Per quanto concerne le emissioni senior a tasso variabile, debbono essere citati almeno due aspetti: da un lato la maggiore varietà di banche presenti sul mercato e dall’altro la tendenza a dimensioni delle emissioni via via maggiori, in aderenza ad un trend di mercato che proprio alcuni piazzamenti “jumbo” di banche spagnole hanno contribuito a creare nell’ultimo anno. Infine, sempre con riferimento alla carta a tasso variabile, vanno segnalato le numerose emissioni di titoli subordinati della categoria “Lower Tier 2″ collocate nella forma del “10 non call 5″ e ciè con durata legale 10 anni ma con la possibilità di rimborso anticipato da parte dell’emittente trascorsi 5 anni (con clausola di “step up” del coupon nel caso – solo teorico – in cui tale facoltà non venisse esercitata).

Per quanto concerne, infine, il mercato dei Credit Derivatives, va segnalato come l’attività sia concentrata su BBVA e Santander, mentre molto rare risultano essere le negoziazioni su altri nomi, per quanto non sia infrequente vedere quotazioni teoriche almeno su alcuni altri (La Caixa, Caja Madrid, Banco Popular, B.Sabadell e C.catalunya).

Focus sulle Casse di Risparmio

Le Casse di Risparmio sono fondazioni che combinano la loro attività finanziaria con una vocazione sociale. Attualmente si possono contare 47 Casse di Risparmio in Spagna, la maggiore delle quali vanta però bilanci con totale dell’attivo inferiore ai 10 miliardi di euro. Nonostante ci sia una chiara distinzione tra le maggiori e le minori, per quanto concerne l’attività o la capacità di utilizzo del mercato dei capitali, la natura e le potenzialità sono le stesse per tutte le istituzioni della categoria.

Come prima accennato, le Casse rappresentano circa il 50% del sistema bancario nazionale, gestendo così la metà delle risorse delle famiglie e delle imprese spagnole. Nel corso degli ultimi decenni, le stesse hanno mostrato un modello di crescita organico con un approccio al rischio molto conservativo e forti livelli di capitalizzazione.

A prescindere dalle maggiori, che, come già detto, sono tradizionalmente presenti sull’euromercato, negli ultimi due anni diverse Casse si sono presentate sul mercato, alcune tramite l’innovativa creazione di un programma comene di MTNs, con il quale sono riuscite a garantirsi delle economie di scala sui costi di funding. Le emissioni, sempre più frequenti e sempre meglio accolte dagli investitori internazionali, sono effettuate direttamente col nome della singola Cassa.

I limitati fabbisogni di provvista delle Casse e l’intrinseca solidità degli emittenti sembrano poter garantire un futuro ulteriore sviluppo del comparto, per il quale l’effetto rarità dei titoli piazzati dovrebbe consentire una buona tenuta delle quotazioni sul mercato secondario, anche in virtù del progressivo maggior utilizzo di piattaforme di trading elettronico su Bloomberg da parte dei collocatori. Unico punto debole di alcune di queste emissioni è la presenza di un solo rating (di Fitch) e non anche quello di Moody’s o S&Ps. Alcune categorie di investitori possono infatti inserire nei proprio portafogli solo titoli che presentino il rating di almeno una delle due maggiori agenzie.

Per quanto riguarda la distribuzione degli sportelli il sitema delle Casse replica quello complessivo. Per le zone meno coperte, più che uno sviluppo del sistema degli sportelli, si può prevedere un sempre maggior utilizzo dei servizi di internet banking e di telephone banking che, anche in Spagna, stanno sviluppandosi molto rapidamente.

 

Conclusioni

Il sistema bancario spagnolo sembra aver vissuto uno sviluppo notevole negli ultimi anni, in sintonia con il resto del Paese; le banche maggiori si sono modernizzate ed internazionalizzate negli approcci operativi ed organizzativi, pur mantenendo un forte radicamento domestico ed un solido rapporto con Paesi storicamente legati alla Spagna (le ex colonie, principalmente).

Il ricorso al mercato dei capitali è ordinato e regolare, anche da parte di banche di media e piccola dimensione.

In particolare, ci sembra di poter affermare che la Casse di Risparmio possano continuare a rappresentare un motivo di interesse e di novità per la platea degli investitori internazionali. Si auspicherebbe, invece, un maggiore sviluppo del mercato dei Credit Default Swap (CDS) su nomi bancari spagnoli, per ora limitato, in sostanza, a due nomi. In termini di raffronto, i nomi italiani trattati frequentemente su tale mercato sono almeno 5, con un’ulteriore mezza dozzina trattati occasionalmente. Questa auspicata evoluzione agevolerebbe indirettamente lo stesso emrcato dei titoli, tramite l’incremento delle operazioni di “Basis Trade”, già frequentemente poste in essere, ad esempio, su nomi portoghesi ed italiani e per ora limitato, per quanto concerne i nomi spagnoli, alle due maggiori banche.

Restiamo comunque fortemente ottimisti sugli sviluppi prospettici sul comparto e riteniamo che gli investitori italiani debbano guardare con attenzione al mercato spagnolo al quale ci uniscono, per di più, forti ed antichi legami storici e culturali.

 

 

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