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Tra le nazioni più avanzate, il sistema bancario italiano detiene da tempo il non invidiabile primato nel rapporto tra crediti deteriorati (Non Performing Loans, nella dizione anglosassone) e totale degli attivi delle banche, nonché, logica conseguenza dello stesso, il peggior rapporto tra capitale netto e crediti deteriorati medesimi.

Oltre a determinare una diretta concausa dei minori livelli di redditività del sistema, tale situazione porta a delle scelte aziendali in qualche modo condizionate dal fardello di crediti dubbi all’attivo e che, quindi, possono spingere a logiche anche eccessivamente prudenziali nella concessione di credito ad imprese sane, sia per una naturale ritrosia ad esporsi ad ulteriori problematiche interne che, soprattutto, in relazione alla necessaria (e regolamentarmente imposta) relazione tra patrimonio ed attivi.

Ultimamente, l’imminente passaggio al sistema di vigilanza europea e la Asset Quality Review attualmente in corso, hanno determinato una forte accelerazione ai processi volti a ricondurre tali rapporti a valori fisiologici ed in linea con le medie europee.

In tale contesto va inquadrato l’accordo appena siglato tra Banca Intesa, Unicredit, KKR e Alvarez & Marsal e del quale la stampa specializzata ha dato ampio riscontro.

Si tratterebbe, in buona sostanza, della creazione di uno specifico veicolo (in forme da stabilirsi), all’attivo del quale sarebbero conferiti crediti deteriorati detenuti dalle due banche e che verrebbe finanziato, al passivo, oltre che da capitale fornito dai partner, anche, probabilmente, dall’emissione di ABS che verrebbero sicuramente sottoscritte dai promotori ma anche, forse, classate sul mercato.

La gestione dei crediti stessi sarebbe attiva e potrebbe prevedere la parziale conversione degli stessi in quote di partecipazione azionaria, includendo, sembra, un diretto coinvolgimento dei partner nella gestione, con il conferimento, se necessario, di ulteriore capitale fresco.

Il progetto, del quale sarebbe interessante conoscere meglio i dettagli, riguarderebbe in particolar modo – e sicuramente in prima battuta – solo medie imprese sane operativamente e per le quali sarebbe ragionevole pensare ad un ripristino “in bonis” in tempi non lunghi. La platea dei potenziali fruitori potrebbe allargarsi poi non solo ad imprese di maggiore dimensione ma anche alle realtà minori, coinvolgendo, auspicabilmente, altre istituzioni creditizie, che potrebbero cedere a sconto i loro attivi deteriorati al costituendo veicolo, che a regime agirebbe quindi sia come “principal” che come fornitore di servizi in “outsourcing”.

Le ricorrenti voci relative alla possibilità di un piano di acquisto di ABS sul mercato aperto da parte della BCE nell’ambito di un rinnovato “quantitative easing” potrebbero ulteriormente sostenere il progetto, tramite il quale le banche supererebbero il corto circuito operativo (ma anche di comunicazione) con il mondo imprenditoriale, mantenendo la potenzialità di un forte “upside” ulteriore riveniente dai guadagni in conto capitale che potrebbero realizzarsi sulle partecipazioni detenute dal veicolo, al quale capitale, come detto, concorrerebbero.

E’ un’iniziativa lodevole e, probabilmente, vincente e che potrebbe costituire un importante tassello nel riavvio della nostra economia, che sta finalmente dando i primi segni di risveglio.