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“Il Mercato dei Corporate Bond in Italia. Problematiche e prospettive”

di Carlo Maria Pinardi – Egea, ottobre 2003

Recensione di Fabrizio Capanna su Lettera Assiom, Febbraio 2004, Numero 10

Sino a non molti anni fa il mondo accademico italiano non prestava particolare interesse al mercato dei Corporate Bond salvo, forse, qualche generico richiamo alla necessità di un suo sviluppo e qualche sporadico articolo sulle riviste specializzate.

Negli ultimi anni, il rapido e poco ordinato sviluppo del comparto, ben presto denominato dei “Mini Corporate Bond” ha suscitato, di contro, l’attenzione di molti osservatori, spesso però privi di una matura sensibilità di mercato e che ne hanno esaltato le caratteristiche a dispetto delle chiare disfunzioni, evidenti, sin dall’inizio, agli operatori di mercato più esperti.

Il default della Cirio prima e della Parmalat poi hanno hanno costituito una vera e propria doccia fredda per il nascente mercato e ci sembra più che opportuno il recente sforzo volto a ricostruire dalle fondamenta quello che costituisce un indispensabile tassello di un completo mercato dei capitali.

In questa direzione va senza dubbio il pregevolissimo lavoro curato da Carlo Maria Pinardi in collaborazione con Luigi Arturo Bianchi, Chiara Cesari, Andrea Giannelli, Angelo Rusconi e Lorenzo Stanca.

Il professor Pinardi è una persona conosciuta da molti anni nell’ambiente per la capacità di coniugare con successo, cosa rara in Italia, interessi accademici e spirito imprenditoriale; nessuno meglio di lui poteva quindi raccogliere in maniera logica e coerente dati ed opinioni, al fine di fornire un quadro completo dello stato dell’arte del mercato.

Il pregio del volume risiede così principalmente nella compiuta capacità di sintesi nell’affrontare un argomento complesso e ricco di sfaccettature; le opinioni degli autori sono sempre correttamente lasciate ben distinte dall’analisi dei dati di base. Notevole è anche l’attenzione posta al confronto internazionale, che evita di circoscrivere l’attenzione al solo contesto italiano, come purtroppo avviene nella gran parte delle analisi pubblicate nel nostro Paese.

Il libro costituisce la lettura consigliata a chiunque si occupi della materia come anche, e lo vogliamo segnalare, il recente volume della UTET “Il Mercato dei Titoli di Debito Privato”.

Il fatto che alcune delle mie personali opinioni – spesso in passato espresse proprio su queste pagine – siano in conflitto con le conclusioni dei curatori dell’opera testimonia la vivacità del dibattito in materia e la complessità dello stesso. Dall’aperto e franco confronto di idee diverse e dalla capacità dei legislatori di essere ricettivi nei confronti delle stesse dipende, in ultima istanza, il futuro del mercato obbligazionario privato italiano.