Fabrizio Capanna spesa pubblica

Ieri sera ho seguito, per mia fortuna per non più di un’ora, il programma televisivo “Virus”, ben condotto da un irascibile Nicola Porro. Col curiosamente pacato e convincente leghista Tosi e con l’ottimo economista Boldrin a fare da contorno, la star della serata è stato il rappresentante del PD, tale Faraone. Sorvolando in questa sede sulla discutibilissima scelta di presentarsi ad un dibattito televisivo in jeans attillati e mocassini e sulla forte inflessione dialettale, che a volte avrebbe reso necessari i sottotitoli (sentendo parlare il Faraone non riuscivo a non pensare ai villici dei film di Totò) vorrei concentrarmi sui contenuti del “Faraone-pensiero.”

Evitando di rispondere a qualunque domanda postagli dal conduttore, dagli altri ospiti o dal pubblico ma intervenendo in maniera rumorosa e sguaiata ogni volta che qualcun altro prendeva la parola, il Faraone ha espresso questi nobili concetti: 1) non c’è più un governo tecnico e quindi le scelte devono essere solo politiche (ergo, in Italia, demagogiche) 2) dobbiamo farla finita con le politiche di austerità (mamma mia, di nuovo questa banalità, dobbiamo continuare quindi ad avere una spesa pubblica superiore del 4% alla Germania ed alimentare il debito che stiamo caricando sui nostri figli?; 3) le misure non sono state approvate ma è come se lo fossero (perché presentate con delle slide dal primo ministro? Avevo capito si volesse abolire solo il Senato, non la sovranità del Parlamento… 4) dobbiamo puntare i piedi in Europa (e a quale fine?) … Ed altre amenità del genere.

Questo è il partito che dovrebbe rappresentarmi.

Ora, dedicando solo qualche ora allo studio della situazione finanza pubblica italiana ci si accorgerebbe subito che:

a) i nostri livelli di debito pubblico sono tanto alti che non ci consentono nessuna deroga alle regole auree della stabilità economica

b) il fiscal compact ci obbliga comunque – e per il nostro bene – ad un rapido riequilibrio del debito;

c) ogni scelta, oltreché politica, deve NECESSARIAMENTE essere tecnica, per non ricadere nella spirale deficit/debito/incremento degli oneri finanziari;

d) l’ingresso in Europa ha comportato una diminuzione di oltre 8 punti percentuali nell’onere medio sul debito e la possibilità di allungarne la durata media con evidenti immediati e mediati benefici sulla finanza pubblica;

e) la spesa pubblica è attaccabile con relativa facilità, se lo si volesse davvero e se le scelte fossero davvero POLITICHE (e, quindi, di ampio respiro) e non volte solo a creare consenso elettorale di breve termine;

f) le politiche di sviluppo non possono, per noi ed ora, essere finanziate in deficit, ma solo reperendo le risorse con tagli alla spesa;

g) la composizione stessa della spesa è irragionevole e “vecchia” concettualmente; spostamenti nell’allocazione delle risorse a parità di spesa sarebbero molto più produttive dell’asta di qualche auto blu.

E potrei continuare. Consiglio (a Faraone, ma anche a tutti voi) la lettura di un bello studio in materia (di un annetto fa, ma ancora attuale) dell’Istituto Bruno Leoni, http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?ID=11940&level1=2166&codice=2170.

Sarebbe bene sapere di cosa si parla quando si è in televisione, o no?

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Recente analisi di Fabrizio Capanna sui BTP