fabrizio-capanna-termini-condizioni

Oggi, nell’indifferenza quasi totale dei media – almeno italiani – il Parlamento europeo ha approvato il regolamento sulla risoluzione delle crisi bancarie. Sarà così posto un altro fondamentale tassello al processo di Unione Bancaria, avviato in seguito alla crisi finanziaria del 2007 e che prevede, come colonne portanti, la Vigilanza Comunitaria sulle maggiori banche europee (i 130 Istituti con attivi superiori ai 30 miliardi di euro), la Garanzia Comunitaria e non più nazionale dei depositi sino ai 100,000 euro e la costituzione del Fondo Unico di Risoluzione.

Considerando anche il processo di Asset Quality Review attualmente il corso, che ha un ruolo propedeutico all’avvio del processo di Unione Bancaria stesso, ci si troverà presto di fronte ad una situazione sostanzialmente mutata – e per il meglio – con riferimento non solo alla possibilità di affrontare ipotetiche crisi bancarie future ma, anche, alla potenziale prevenzione delle stesse ed al più razionale accollo delle passività generate.

In sostanza, si passerà da un sistema di “Bail Out”, nel quale i governi nazionali o le istituzioni sovranazionali, attraverso meccanismi spesso differenziati nel tempo e non stabiliti ordinatamente ex-ante,  si facevano carico dei salvataggi bancari, ad uno di “Bail In”, nel quale saranno gli stakeholder dei rispettivi Istituti a dover fronteggiare in prima battuta le perdite (sino all’8% del totale degli attivi), supportati solo successivamente – in via temporanea – dagli stati nazionali, attraverso il fondo di risoluzione nazionale ma, a regime, dal Fondo Unico di Risoluzione, nel quale i fondi nazionali, alimentati dalle banche di ogni singolo paese, finiranno per confluire interamente.

Concettualmente si tratta di una rivoluzione copernicana nelle metodologie di soluzione delle crisi bancarie, l’ultima delle quali affrontata con il vecchio approccio sarà dunque quella di Hypo-Alpe Adria Bank, la più recente vittima degli sviluppi della crisi bancaria del 2007 e, va detto, di una gestione certamente non accorta

La responsabilità iniziale e spesso unica di copertura delle perdite sarà quindi d’ora in avanti in capo rispettivamente ed ordinatamente ad azionisti, detentori di obbligazioni subordinate, detentori di obbligazioni senior e depositanti (per le quote eccedenti quelle coperte dal Fondo di Garanzia Interbancaria Europea), secondo un razionale criterio di attribuzione rispettive quote di competenza.

Non si può che plaudire ad un approccio che, nel solco dell’impostazione teorica del capitalismo liberale temperato, ritiene che l’impresa privata – ed anche, dunque, l’attività bancaria – debba simmetricamente attribuire benefici e potenziali perdite ai promotori dell’impresa stessa ed ai soggetti che compartecipano alla stessa, in misura chiaramente diversa a seconda che tale partecipazione si sia sostanziata in conferimenti a titolo di capitale, di strumenti ibridi di capitalizzazione o di semplice debito non garantito.

Si eviterà così, in sostanza, la pratica della “privatizzazione dei profitti” e “nazionalizzazione delle perdite” che tanta parte ha avuto nella storia economica italiana degli ultimi 40 anni e, duole dirlo, di quella europea degli ultimi 10.

Se da un lato va riconosciuto come, di fronte alle potenziali esplosive conseguenze economiche e sociali della crisi, fosse davvero difficile prendere decisioni diverse da quelle di un pieno supporto del sistema bancario, dall’altro non si può non ammettere come – in ultima analisi – il costo della crisi sia stato prevalentemente affrontato dagli stati nazionali, in maniera diretta o mediata e, quindi, in sostanza, dai cittadini, che hanno visto aumentare anche in maniera sensibile la fiscalità generale.

L’ultima notazione che mi preme fare riguarda l’ampia diffusione, tra i privati investitori italiani, di obbligazioni subordinate, a volte classate dalle banche stesse sulla propria clientela senza un’adeguata informazione in merito ai rischi diversi ed ulteriori rispetto alle obbligazioni senior, e, a volte, nemmeno quotati sui circuiti di negoziazione telematica di titoli di debito (TLX, MOT, HiMTF, Euronext, principalmente).

Tali strumenti, specie quelli della categoria denominata “Tier 1″, per quanto abbiano una forma simile alle obbligazioni senior, sono giuridicamente e tecnicamente diversi  dagli stessi e costituiscono, per l’appunto, strumenti ibridi di capitalizzazione, sensibilmente più rischiosi degli altri titoli di debito. Sarebbe consigliabile un’attenta analisi del proprio portafoglio titoli per verificare che all’assunzione di tale rischio ulteriore (che sussiste anche per gli strumenti denominati “Upper Tier 2″ e “Lower Tier 2″ corrisponda un rendimento convenientemente superiore.