Fabrizio capanna tassazione rendite finanziarie

Negli ultimi giorni si è tornato ancora a parlare di patrimoniale, in maniera, me lo si lasci dire, un po’ confusa. Da un lato infatti si è evocato una volta di più un prossimo “riordino della tassazione sulle rendite finanziarie” (e in Italia, si sa, quando si “riordinano” le tasse è per aumentarle) e dall’altro di un’imposta straordinaria sui patrimoni (solo mobiliari? anche, di nuovo, immobiliari?).

Avendo vissuto per molti anni in Inghilterra posso confermare che il sistema di tassazione più equo e solidale è quello che prevede, sui redditi mobiliari, una witholding tax a livello basso (il 25% potrebbe essere una misura congrua) ed un conguaglio all’aliquota marginale per scaglioni di reddito (l’aliquota massima in UK è pari al 50%). Il tutto completato dalla possibilità di acquistare titoli esenti garantiti dal Tesoro (in UK sono quelli del National Savings and Investments, da noi potrebbero essere le Poste ad emettere tali titoli) sino ad un certo plafond massimo, avvicinando così al risparmio i meno abbienti senza penalizzarli con l’imposizione di una tassazione ma nel contempo applicando il criterio con giustizia dando la possibilità a tutti – a prescindere dal reddito – di godere di tale beneficio sino ad un certo importo annuo (20.000 euro?).

Non vedo controindicazioni di sorta ad un tale sistema che ovvierebbe così alla manifesta ingiustizia fiscale del nostro legislatore che impone aliquote maggiori agli imprenditori rispetto ai rentier; non bisogna essere dei bolscevichi per rendersi conto di come, oltre ad essere una misura “moralmente” giusta, la stessa potrebbe determinare un vantaggio comparativo all’investimento nelle attività produttive, specie se applicata congiuntamente a forti sgravi sulle tassazione del reddito d’impresa.

Cosa aspettiamo?


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